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Dodici dischi da mandare su Marte

Nel precedente post ho parlato di questo bel libro di Enrico Rava, “Incontri con musicisti straordinari – La storia del mio jazz”, quindi non starò a ripetere quanto mi sia piaciuto.

Nel libro Rava racconta che nel corso degli anni molti giornalisti gli hanno chiesto i 10 dischi che manderebbe su Marte per far conoscere ai cugini marziani un po’ di storia del jazz. Insomma, una versione più fantasiosa della domanda che riguarda i dischi (o libri, o DVD, ecc.) che si vorrebbe avere con sè in caso di naufragio su un’isola deserta.

La risposta di Rava è interessante, anche se non ce l’ha fatta a rimanere nel limite dei dieci album:

1) Louis Armstrong and His Hot Seven (1927) – Satchmo al suo meglio, contiene il capolavoro Potato Head Blues. Seconod Woody Allen, per cui vale la pena vivere. Maggiori informazioni in questa pagina (in inglese), e questa è la pagina su Amazon (USA) per comprarlo.

2) I’m coming Virginia – di Bix Beiderbecke e Frankie Trumbauer (1927), una dimostrazione della modernità del suono e del fraseggio di Bix. Può essere trovata in questa raccolta.

3) Duke Ellington and the Blanton-Webster Band – L’orchestra di Duke con Ben Webster e Jimmy Blanton, attiva tra il 1940 e il 1942. Secondo Rava, Cotton Tail, Concerto for Cootie, Ko Ko, e Conga Brava sono dei veri gioielli. Si trovano in Never No Lament – The Blanton-Webster Band (rimasterizzato).

4) Qualsiasi album di Charlie Parker e Dizzy Gillespie – Rava non raccomanda alcun album specifico, ma io suggerirei The Complete Savoy and Dial Master Takes, un cofanetto di 3-CD che include tutte le prime registrazioni in studio di Bird.

5) Billie Holliday with Teddy Wilson’s Orchestra and Lester Young (1939) – La cantante più affascinante del jazz, sostiene l’autore. Non possiedo questo disco e sfortunatamente Rava non fornisce ulteriori dettagli. Dopo una ricerca su Amazon, immagino che si tratti di questo album.

6) Birth of the Cool (1949-50) – naturalmente di Miles Davis, con Gil Evans, Gerry Mulligan, John Lewis, Lee Konitz, e altri. La rottura con il bebop e l’anticipazione del jazz West Coast che sarebbe seguito.

7) Solo Monk – Tutti i dischi di Thelonious Monk sono belli, quindi la scelta di un singolo disco è abbastanza arbitraria.

8 ) Qualsiasi brano di Gerry Mulligan e Chet Baker – E’ abbastanza facile trovare delle riedizioni con la musica di questo quartetto, quindi ho preso il primo risultato di una ricerca su internet: The Best of the Gerry Mulligan Quartet with Chet Baker.

9) Tutti gli album di Miles Davis – Dovendone scegliere uno soltanto, Rava indica Porgy and Bess, con l’orchestra di Gil Evans.

10) Tijuana Moods – Il viaggio di Charlie Mingus nella città messicana al confine con gli Stati Uniti.

11) Study in Brown – di Clifford Brown e Max Roach, ma tutti i dischi di Brown sono un must per i trombettisti.

12) This Is Our Music – di Ornette Coleman, con Don Cherry, Charlie Haden, e Ed Blackwell. Uno dei migliori esempi della rivoluzione del jazz.

E’ evidente che molte delle scelte di Rava sono influenzate dal suo strumento preferito. Ciò nonostante, trovo questa lista molto interessante e penso di comprare alcuni dei dischi che non possiedo già.

Ad essere sincero, non ascolto molto jazz pre-bebop (vergogna!), quindi la mia lista sarebbe differente. Prima o poi la pubblicherò su questo blog, tanto per gioco. A proposito, quali sono i vostri  dischi preferiti?

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