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24 pagine di consigli gratis su BestSaxophoneWebsiteEver


Dopo tanti anni continuo a stupirmi della quantità di buon materiale per musicisti disperso sulla Rete. Ieri è stato il turno di questo ottimo sito web, BestSaxophoneWebsiteEver, che offre un libretto di 24 pagine in formato PDF, pieno di consigli e “trucchi” che saranno utili a tutti i sassofonisti. Tra questi, una guida all’acquisto di un sax usato, consigli come tenere lo strumento pulito e perfettamente funzionante, accorgimenti da usare durante lo studio, e altro ancora. La mia sezione preferita è come posizionare un microfono per ottenere le migliori registrazioni casalinghe.

Il libretto è in realtà solo un estratto di quello che si può trovare su questo sito, curato da Doron Orenstein. Ecco una serie di pagine che vale la pena leggere:

6 crucial facts about saxophone reeds
11 tips for improving your altissimo
7 tips to tell how much mouthpiece to take in (basato in parte su questo articolo di Pete Thomas)
8 tips for an open throat and big sound
Flatter tounguing – The sexy sax secret

Buona lettura!

Dodici dischi da mandare su Marte

Nel precedente post ho parlato di questo bel libro di Enrico Rava, “Incontri con musicisti straordinari – La storia del mio jazz”, quindi non starò a ripetere quanto mi sia piaciuto.

Nel libro Rava racconta che nel corso degli anni molti giornalisti gli hanno chiesto i 10 dischi che manderebbe su Marte per far conoscere ai cugini marziani un po’ di storia del jazz. Insomma, una versione più fantasiosa della domanda che riguarda i dischi (o libri, o DVD, ecc.) che si vorrebbe avere con sè in caso di naufragio su un’isola deserta.

La risposta di Rava è interessante, anche se non ce l’ha fatta a rimanere nel limite dei dieci album:

1) Louis Armstrong and His Hot Seven (1927) – Satchmo al suo meglio, contiene il capolavoro Potato Head Blues. Seconod Woody Allen, per cui vale la pena vivere. Maggiori informazioni in questa pagina (in inglese), e questa è la pagina su Amazon (USA) per comprarlo.

2) I’m coming Virginia – di Bix Beiderbecke e Frankie Trumbauer (1927), una dimostrazione della modernità del suono e del fraseggio di Bix. Può essere trovata in questa raccolta.

3) Duke Ellington and the Blanton-Webster Band – L’orchestra di Duke con Ben Webster e Jimmy Blanton, attiva tra il 1940 e il 1942. Secondo Rava, Cotton Tail, Concerto for Cootie, Ko Ko, e Conga Brava sono dei veri gioielli. Si trovano in Never No Lament – The Blanton-Webster Band (rimasterizzato).

4) Qualsiasi album di Charlie Parker e Dizzy Gillespie – Rava non raccomanda alcun album specifico, ma io suggerirei The Complete Savoy and Dial Master Takes, un cofanetto di 3-CD che include tutte le prime registrazioni in studio di Bird.

5) Billie Holliday with Teddy Wilson’s Orchestra and Lester Young (1939) – La cantante più affascinante del jazz, sostiene l’autore. Non possiedo questo disco e sfortunatamente Rava non fornisce ulteriori dettagli. Dopo una ricerca su Amazon, immagino che si tratti di questo album.

6) Birth of the Cool (1949-50) – naturalmente di Miles Davis, con Gil Evans, Gerry Mulligan, John Lewis, Lee Konitz, e altri. La rottura con il bebop e l’anticipazione del jazz West Coast che sarebbe seguito.

7) Solo Monk – Tutti i dischi di Thelonious Monk sono belli, quindi la scelta di un singolo disco è abbastanza arbitraria.

8 ) Qualsiasi brano di Gerry Mulligan e Chet Baker – E’ abbastanza facile trovare delle riedizioni con la musica di questo quartetto, quindi ho preso il primo risultato di una ricerca su internet: The Best of the Gerry Mulligan Quartet with Chet Baker.

9) Tutti gli album di Miles Davis – Dovendone scegliere uno soltanto, Rava indica Porgy and Bess, con l’orchestra di Gil Evans.

10) Tijuana Moods – Il viaggio di Charlie Mingus nella città messicana al confine con gli Stati Uniti.

11) Study in Brown – di Clifford Brown e Max Roach, ma tutti i dischi di Brown sono un must per i trombettisti.

12) This Is Our Music – di Ornette Coleman, con Don Cherry, Charlie Haden, e Ed Blackwell. Uno dei migliori esempi della rivoluzione del jazz.

E’ evidente che molte delle scelte di Rava sono influenzate dal suo strumento preferito. Ciò nonostante, trovo questa lista molto interessante e penso di comprare alcuni dei dischi che non possiedo già.

Ad essere sincero, non ascolto molto jazz pre-bebop (vergogna!), quindi la mia lista sarebbe differente. Prima o poi la pubblicherò su questo blog, tanto per gioco. A proposito, quali sono i vostri  dischi preferiti?

“Incontri con musicisti straordinari” (Enrico Rava)

Una breve premessa: è mia opinione che mediamente i libri scritti dai musicisti siano scritti abbastanza male, perché anche se uno ha cose molto interessanti da raccontare non è detto che sappia raccontarle bene. A volte poi il musicista-aspirante-scrittore si confronta con temi troppo complessi anche per autori con più esperienza, ad esempio quando tentanto di riportare su carta la loro filosofia di vita o di descrivere nei dettagli le emozioni che provano suonando la propria musica o ascoltando quella altrui. 

Ecco perché leggere questo libro di Enrico Rava è stata una bella e piacevolissima sorpresa. “Incontri con musicisti straordinari” (sottotitolo: La storia del mio jazz, pubblicato da Feltrinelli) è proprio quello che descrive il titolo, una veloce biografia del primo musicista italiano che, partendo da una Torino abbastanza provinciale (jazzisticamente parlando), si è trovato a suonare fin dai primi anni ’60 con i musicisti che hanno fatto la storia del jazz, condividendo esperienze con mostri sacri come Gato Barbieri, Steve Lacy, Chet Baker, Don Cherry, Joe Henderson e Roswell Rudd. Per non parlare di praticamente tutti i jazzisti italiani, da Franco D’Andrea a Massimo Urbani, Enrico Pierannunzi e Paolo Fresu.

La scrittura di Rava è agile e divertente, gli aneddoti sono centinaia e anche quando non sono memorabili sono comunque piacevoli e servono perfettamente al loro scopo, ovvero descrivere dal di dentro un mondo che la maggior parte dei semplici amanti del jazz può solo tentare di immaginare. Rava è passato attraverso tanti stili differenti – dal free jazz all’hard-bop, se proprio vogliamo etichettarli – ma non parla tanto della sua musica quanto delle persone che ha incontrato in oltre mezzo secolo in giro per il mondo. Quando parla delle persone Rava non risparmia i complimenti, ma non tenta neanche di nascondere alcuni aspetti poco “politically correct” dei suoi amici più cari e neanche di se stesso. Il tutto con la massima sincerità, una grande dote che merita di essere apprezzata.

Un libro che vale la pena di leggere con la stessa leggerezza con cui è stato scritto.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Iygyj45ac00]

Wikipedia, l’enciclopedia degli spartiti

Wikifonia è una vastissima raccolta di spartiti di generi diversi, incluso pop, rock, jazz, e musical. Tutti gli spartiti includono gli accordi e in molti casi anche i test. Quel che è più importante è che i partecipanti al wiki sono molto attivi, e aggiungono 2-3 brani al giorno.

Quello che rende Wikifonia realmente potente – e molto intessante per chi suona uno strumento a fiato – è la possibilità di trasporre il brando per gli strumenti in Bb e Eb, o di modificare la tonalità in alto o in basso di qualsiasi numero di semitoni. Tutti i brani possono essere scaricati in PDF e esportati nel formato MusixXML. Come tocco finale, è possibile impostare il formato della pagina (A4 o US Letter) e persino esportare il brano in Braille!

Ho scoperto questo sito solo di recente, grazie a una segnalazione di Mike Powell e l’ho subito aggiunto ai miei preferiti.

La fine delle cartine per sigarette?

Per anni ho usato le cartine per sigarette per asciugare i pad dei miei sassofoni, e so di non essere certo l’unico a farlo. Anzi, sospetto che vendano più cartine ai sassofonisti e fiatisti in genere che a gente che rolla le proprie sigarette.

E’ difficile cambiare abitudini, ma ho voluto testare i cosiddetti “pad dryers“, e la prima impressione è positiva. Riescono ad assorbire l’umidità almeno quanto la carta e non bisogna stare attenti a non entrare in contatto i pad con la parte con la colla. Il loro produttore – BG in questo caso specifico – sostiene che durano anche un anno, ma su questo non posso ancora esprimermi. L’unico limite è che, se siete abituati a lasciare le cartine sotto le chiavi – ad es. la chiave del del C# basso e del G# – allora non potete usare i dryers a questo scopo, a meno di non comprarne in quantità (e sospetto che usati in quel modo durerebbero parecchio meno di un anno).

Per ora ho deciso di continuare ad usarli entrambi: i dryer per assorbire la maggior parte della saliva e le cartine da lasciare sotto le chiavi per impedire che si attacchino.

Pad saver:  belli ma pericolosi

Lo ammetto: i pad savers (gli scovolini, in italiano) mi piacciono tantissimo, perché sono soffici, colorati e – supponevo – anche utili. Solo di recente ho scoperto che possono anche essere un po’ pericolosi. Devo questa scoperta al mio amico Domenico Bartolomeo, che di manutenzione e riparazione di sax ne ha fatto una passione, prima ancora che un mestiere.

Il problema è che lo scovolino non dovrebbe essere lasciato all’interno dello strumento dopo averlo pulito, per diverse ragioni. Prima di tutto, perché trattengono l’umidità e impedisce quindi ai pad di asciugarsi, il che ne accorcia la vita utile. Secondo, tendono a lasciare un po’ di polvere nel sax. Terzo, nel tempo tendono a perdere un po’ di puluzzi, che impediscono ai pad di chiudersi aderendo perfettamente.

In definitiva, va bene usare un pad saver per pulire l’interno del sax. Semplicemente, è bene non lasciarlo dentro lo strumento quando lo si ripone nella custodia. Usato per pulire lo strumento, io trovo il pad saver specialmente utile con il soprano dritto, mentre preferisco pulire il mio contralto con il solito panno fatto passare attraverso lo strumento.

A proposito: per lo stesso motivo è preferibile evitare – se possibile – di chiudere la custodia del sax immediatamente dopo averlo suonato per un qualche ora. Io cerco di tenere la custodia aperta almeno per qualche ora per lasciare evaporare l’umidità, e se necessario uso un panno sopra (non dentro!) lo strumento per proteggerlo dalla polvere.

Un libro di economia e marketing che tutti i musicisti dovrebbero leggere

In questo blog prevedo di recensire molti libri sul sax, sulla improvvisazione e sulla musica in generale. Ma la prima recensione della serie è su un libro che ha un argomento completamente differente: economia e marketing. Il libro sfiora soltanto la musica, ma ciò che racconta è comunque molto interessante. Chris Anderson è un nome abbastanza sconosciuto tra i musicisti, eppure la rivista Time lo ha incluso nella lista dei 100 esperti più influenti al mondo. E’ il capo-redattore di Wired Magazine, la bibbia di tutti gli esperti di tecnologia al mondo, da qualche anno disponibile anche in edizione italiana.

Free (Gratis) è la sua analisi di come l’economia è cambiata ora che Internet ha così tanto da offrire – gratis! – a chiunque, e copra argomenti come il software, i videogame, i giornali, i siti web, le conferenze, i libri, i voli aerei, e molto altro… ed ovviamente anche la musica.

Nel restringere la sua analisi alla musica, la questione che Chris pone è abbastanza elementare: come può sperare un musicista o gruppo emergente di differenziarsi dalla folla, vendere CD e fare soldi quando così tanta musica è liberamente e legalmente disponibile per il download su YouTube o dozzine di altri siti simili? E’ una domanda che tutti gli operatori del settore musicale si dovrebbero porre, ma che raramente fanno.

Ci sono molte risposte intriganti a questa semplice domanda, e l’autore ha alcune storie interessanti da raccontare. Alcune di queste sono abbastanza note anche fuori dall’ambiente musicale, ad esempio l’esperimento dei Radiohead, che misero il loro album In Rainbows a disposizione di tutti per il download con offerta libera, incluso ZERO dollari. Il risultato: In Rainbows ha venduto oltre 3 milioni di copie, più di qualsiasi album dei Radiohead, più 100mila copie di un cofanetto deluxe al prezzo di 80$. Al termine dell’esperimento fu prodotto un CD “tradizionale”, che divenne il #1 nelle classifiche USA/UK e su iTunes, dove fu scaricato 35mila volte nella sola prima settimana. Ancora più interessante è il fatto che al disco seguì la tourneé più redditizia nella storia del gruppo, con 1,2 milioni di biglietti venduti.

Nel libro Anderson racconta anche di come Prince è riuscito a regalare il suo nuovo album Planet Earth (venduto normalmente a 19 dollari) ai 2,8 milioni di lettori dell’edizione domenicale del Daily Mail (UK) e nonostante ciò fare un profitto di oltre 18 milioni di dollari vendendo i biglietti del suo concerto londinese.

Queste storie di successo sembrano indurre a credere che la Free Economy si applica solo alle stelle dello spettacolo come Radiohead e Prince, ma l’autore ha anche storie succose su artisti molto meno famosi, almeno negli USA e in Europa. Quella che preferisco è sul gruppo Banda Calypso, di San Paolo, Brasile, che mescola le melodie tradizionali brasiliane con i ritmi techno, dando origine a uno stile musicale originale chiamato technobrega. La band registra i propri CD in uno studio professionale, ma poi dà via gratis il master dei loro CD ai vari DJ della zona, che a loro volta li usano per organizzare feste e li passano ai venditori ambulanti, che infine li vendono a prezzo bassissimo, come se fossero copie illegali (ma non lo sono!).

Banda Calypso ha venduto oltre 10 milioni di CD senza guadagnarci nulla, eppure non se ne lamentano perché il loro vero business è fare concerti. Il passaparola innescato da questi CD a basso prezzo ha un impatto incredibile sulla vendita dei biglieti. L’aneddoto che meglio di qualunque altro illustra quanto questa forma di marketing alternativo possa essere efficace lo racconta il giornalista Hermanno Vianna, di Globe TV. Aveva invitato il gruppo presso gli studi televisivi per una intervista e aveva offerto di mandare un aeroplano per riportarli in una zona desolata del paese, al che la band ha risposto: “Nessun problema, abbiamo il nostro aeroplano!”

Morale della storia: se volete capire qualcosa di più di come l’industria musicale funziona dietro le quinte, Free (Gratis) è un must-read. Magari vi può far venire qualche buona idea su come promuovere il vostro prossimo CD o i vostri concerti.